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PABLO ECHAURREN_DIFFORME: MOSTRA DI ARTE CONTEMPORANEA DEL DIF

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PABLO ECHAURREN_DIFFORME: MOSTRA DI ARTE CONTEMPORANEA DEL DIF
mostra echaurren
15-12-2016

Dal 18 dicembre al 6 gennaio, il DIF - Museo Diffuso di Formello presenta un'altra importante mostra di arte contemporanea Pablo Echaurren_DIFFORME, a cura di Giorgio de Finis.

 

Sala Orsini – Palazzo Chigi di Formello
18 dicembre 2016 – 6 gennaio 2017
Inaugurazione: 18 dicembre, ore 12
Orari: mart e giov - ore 10-12/16-18
sab 24 e 31 dic - ore 10-12
6 gennaio - ore 10-12/16-18
Assistenza a cura degli studenti
del Liceo De Sanctis 
Ingresso libero
Info: tel. 06/90194239-242-203

 

Comunicato a cura di Giorgio de Finis

L’anno che sta per cominciare si appresta a ricordare tre date storiche, legate, mi si perdonerà il gioco di parole, da un filo “rosso”: il centenario della rivoluzione d’Ottobre, la nascita del Situazionismo e, non ultimo, il quarantennale del 1977, l’anno nono (dal 1968) che Pablo Echaurren, artista “impegnato”, anche se mai allineato e conforme, cosi ricordava: “Era il 1977, tutt’intorno la città bruciava sconvolta da gruppuscoli di rivoltosi, corpi speciali camuffati da pischelli, generici street fighting man, schegge impazzite sfuggite di mano a questo e quello. La piazza era un vivaio talmente agitato e intorbidato da ospitare ogni genere di deformazione impolitica: squinternazionalisti, trasversalisti, indiani metropolitani & altro”.

Pablo getta il pennello alle ortiche e impugna il pennarello dell’agit-pop, anche se il suo rifiuto dell’arte dura poco più di un anno. Nonostante la parola “artista” infastidisca Pablo anche oggi - divide gli esseri umani, dice, in due categorie, gli artisti e i non artisti (ma questo vale per qualunque professione, la professione di meccanico dividendo il mondo tra meccanici e non meccanici… e infatti anche “professione” non piace a Pablo) - dall’arte Echaurren non si è mai separato, anche se sono pochi quelli che, come lui, l’hanno praticata in modi tanto diversi, e, agli occhi di qualcuno, perfino inconciliabili, unendo l’alto e il basso, la cultura delle élite più intellettuali e quella popolare e underground. Tutta la produzione di Pablo Echaurren può essere ricondotta ai principi enunciati in un quaderno del 1977: “Siamo autonomi perché non ci piacciono le gabbie, le dipendenze, le ingerenze. Non abbiamo guide spirituali né muscolari. Siamo senza collari, senza paraocchi, senza para-ginocchi (ce li sbucciamo spesso, giocando, cadendo, inciampando). Saltelliamo da un compartimento all’altro senza incasellamento. Ci va stretta ogni definizione. Anche ‘indiani metropolitani’ è uno schema scemo, uno stereotipo, un dagherrotipo. Usciamo dalle riserve, scavalchiamo i fili e i fossati che vorrebbero contenerci e controllarci… L’identità la cambiamo ogni mattina quando ci svegliamo, la buttiamo via ogni sera quando ci addormentiamo. Non ci assoggettiamo. Amiamo. Questo è il nostro modo di essere autonomi…”. Istanza anti-identitaria che mentre fa dire a Pablo di essere duchampiano permette a Echaurren di farsi picassiano… Pablo vs Echaurren, con uno che fa una cosa e l’altro che sempre a nega, per rifarla subito dopo: “io dico Pablob! Cioé sono come un blob, che assorbe tutto, non sempre bene ovviamente, ma non credo che l’arte sia un fine penso che sia solo un mezzo, un paio di occhiali che uno si mette per orientarsi nelle nebbie”.

La mostra che si inaugura il 18 dicembre a Formello, nell’ambito delle attività del DIF, che tra gli artisti in collezione già vanta un’opera di Echaurren, raccoglie alcuni dei lavori dedicati ai “mohicani romani”, una serie di tele inedite nate - come Pablo in una recente intervista ci ha raccontato - “per cancellare delle scritte fatte contro di me. Qualcuno quando feci una mostra al Chiostro del Bramante scrisse sui muri del Lungotevere qui intono (credo anche di sapere chi sia stato!) ‘Echaurren artista di regime’, falce e martello. Ed è intervenuto qualcun altro a cancellare ‘di regime’ e la falce e martello… quindi rimase solo Echaurren artista. Mi è piaciuto l’intervento di quello che ha cancellato… Io non sono per le affermazioni apodittiche e le scritte murali tendono ad essere apodittiche… Ce ne sono di creative e bellissime, ma la maggioranza sono abbastanza idiote. Quindi tutti quelle che le cancellano, in fondo, fanno bene e poi, cancellate, assumono delle forme estetiche a volte molto interessanti. Anche se devo dire che nel riprendere questa idea della cancellazione delle scritte c’è proprio la voglia di superare il muro contro muro, che le genera, e forse anche quella di superare il muro in quanto tale, la divisione in sé”.

In mostra anche una serie di collage di recentissima produzione e lo “striscione” Liberté Egualité Elettricité realizzato per il presidio organizzato in occasione della prima udienza del processo contro Metropoliz, l’occupazione abitativa che ospita il MAAM, il Museo dell’Altro e dell’Altrove.


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foto pablo echaurrenPablo Echaurren (nato a Roma nel 1951) frequenta l’ultimo anno di liceo classico quando, attraverso Gianfranco Baruchello, entra in contatto con il critico e gallerista milanese Arturo Schwarz, patron del dadasurrealismo in Italia, che comincia a comprargli le prime opere.
Intorno al 1970 ha già messo a punto una propria cifra stilistica, realizzando i primi «quadratini», acquerelli e smalti di piccole dimensioni. Tra il 1973 e il 1975 espone a Basilea, Philadephia, Zurigo, Berlino, New York, Bruxelles e nel 1975 è invitato alla Biennale di Parigi.
Nel 1976 utilizza la formula dei «quadratini» per l’immagine di copertina dei volumi della casa editrice di estrema sinistra Savelli di cui Porci con le ali resta una sorta di icona generazionale.
Partecipa all’esperienza dei cosiddetti «indiani metropolitani», la corrente ironica e creativa del movimento giovanile sorto nel 1977. Oggi il materiale di Pablo connesso con l’esperienza con gli “indiani” è raccolto presso il Beinecke Library dell’Univeristà di Yale.
Dagli anni ’80 la sua produzione si distingue sempre più per una contaminazione di alto e basso, di arte pura e arte applicata, nella convinzione che non vi siano confini tra generi espressivi. Ceramica, fumetto, scrittura, pittura, collage, video, foto, tutto serve all’artista per esprimere la sua visione della realtà.
Le ultime mostre sono state tutte allestite in spazi pubblici e museali: Chiostro del Bramante, Roma (2004), Magazzini del Sale, Siena (2008), Auditorium Parco della musica, Roma (2006 e 2009), MACRO, Roma (2011), Palazzo Cipolla-museo Fondazione, Roma (2010-2011), MAR, Ravenna (2011), Fondazione Querini Stampalia, Venezia (2013), Estorick Collection, Londra (2014), GNAM Galleria Nazionale d’arte moderna,
Roma (2015-2016), Museo Nacional de Bellas Artes MNBA, Santiago de Chile (2016), Museo de Arte Contemporáneo MAC, Santiago de Chile (2016).

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